1872-2022: Per i 150 anni dalla morte di Mazzini
Il 25 novembre 2022, il Museo delle Storie di Bergamo ha ospitato la conferenza, organizzata dal Comitato territoriale di Bergamo dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, tenuta da Giorgio Mangini, socio di Archivio Bergamasco: Da Staglieno in poi. Mazzini nel Novecento.
L’intervento ha inteso ricostruire i momenti più significativi attraverso i quali le principali correnti politiche, culturali e storiografiche italiane hanno interpretato la figura e il pensiero di Mazzini dopo la sua morte, avvenuta a Pisa il 10 marzo 1872.
Che cosa è accaduto di ciò che restava di Giuseppe Mazzini? I suoi discepoli hanno cercato di preservarne la memoria politica a partire dalla conservazione del suo corpo, mummificato per favorirne un culto laico. Lo Stato monarchico postunitario, dal canto suo, ha impiegato molti anni prima di riconoscere Mazzini come uno dei padri della patria, insieme a Vittorio Emanuele II, Garibaldi e Cavour. Di Mazzini, però, lo Stato ha messo in rilievo il fautore dell’Unità e dell’indipendenza italiana ma ha rimosso il suo repubblicanesimo. La sua ‘istituzionalizzazione’ inizia solo agli inizi del Novecento con l’introduzione nelle scuole della sua opera I Doveri dell’uomo, privata però dei brani antimonarchici, e nel 1904 con la decisione di pubblicare, a spese dello Stato, le sue opere complete, un ‘monumento di carta’ alla sua memoria. Il pensiero politico del Novecento, da parte sua, si è diviso sull’identità politica della tradizione mazziniana, contesa sia dal fascismo che dall’antifascismo, in entrambi i casi con legittime argomentazioni tratte dalle opere mazziniane, dentro le quali, effettivamente, c’è la contraddittoria presenza sia di istanze democratiche che autoritarie.
La registrazione integrale dell’intervento è disponibile sul canale YouTube di Archivio Bergamasco Centro studi e ricerche.